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Sabato 13 Marzo 2010 | Online: 83 | Ultimo aggiornamento: 13/03/2010 10:34
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Scrive Pasquale Bellia
Il paesaggio come bene culturale
La storia come principio informatore
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Firenze - Non possiamo non essere d’accordo sul fatto che il nostro territorio ibleo è intriso di beni culturali, che non sono per pregio da esso distinguibili. Il lavoro nelle campagne, gli impianti urbanistici spontanei o pianificati, ne sono chiara testimonianza. Il supporto - il territorio – ha qualità dello stesso valore dei suoi manufatti. I territori del barocco, hanno si rilevanze architettoniche notevoli, ma anche assetti urbanistici e caratteri del paesaggio di altrettanto valore.

I cataclismi territoriali, riportati con sempre maggiore frequenza sulle pagine di questo giornale, sono prova sicura di manomissioni dissennate di equilibri millenari, di alterazioni a coralità di eventi che convivevano in prossemia amichevole.
Da tempo si gioca infelicemente la carta dello sviluppo economico utilizzando la risorsa territorio. Ci sono molti Comuni – Scicli compresa - che intendono lo sviluppo ancora in modo regressivo: come consumo dei suoli e cementificazione. Intendiamoci, innanzitutto è necessaria in ogni agire la misura e l’attenzione, non si vuole, con questo intervento, suggerire vincoli incondizionati, si vuole solamente consigliare la giusta pianificazione, con opportune regole e giusti limiti. Il rispetto delle leggi e dei piani, deve essere garantito dalle istituzioni rappresentative. Senza favoritismi o addirittura complicità. 

Un ulteriore principio al quale è incardinata l’attenzione dei beni culturale è costituito dal legame tra il bene culturale e il suo intorno fisico prossimo. Questa attenzione informa le dichiarazioni della inalienabilità come divieto di estrarre un bene culturale dal suo contesto. Non è più tempo di agire per “oggetti” architettonici per quanto notevoli, anche se di riconosciuto pregio, da questa nuova applicazione si deve sviluppa l’attenzione al paesaggio come bene culturale, come palinsesto da leggere nelle sue tracce testimonianza della storia dei luoghi.

Rilevante, si diceva giusto sopra, è ruolo della storia nella formazione del paesaggio, ciò significa porre l’accento su l’azione dell’uomo, che trasforma il paesaggio da naturalità a culturalità, da sito in luogo. Occorre, a questo punto, riconoscere che l’intervento dell’uomo sulla natura ha avuto, ed ha, segni diversi. In certe epoche, in certe società, in certi luoghi, il suo ruolo è stato positivo: ha costruito artifici urbani, paesaggi agrari, attenzioni alla naturalità. Quegli interventi oggi li eleviamo a valore d’insegnamento e valore estetico: con la manutenzione della naturalità (salvaguardia); oppure con l’impianto di nuovi sistemi colturali (sistemi colturali sostenibili, a fronte di nuovi possibili scenari orografici o climatici); oppure con la realizzazione di opere di riassetto territoriali integrate nel paesaggio preesistente (attente opere di idraulica, di adattamento sensibile all’uso del territorio), così l’uomo ha aggiunto valore alla forma della Terra.

 
Purtroppo altre volte, con pratiche poco virtuose, ha sottratto valore e distrutto il patrimonio culturale e storico costituito dal paesaggio. Ha ridotto la ricchezza della comunità, annullato il senso relazionale e storico dei luoghi. 

Per arginare questa deriva, per re-imparare a governare la natura senza disconoscerla, occorre che la cura del paesaggio diventi una priorità comune perché bene sociale. 

Per quale ragione dovremmo avere questa prioritaria attenzione?

E poi ancora, perché  mai e a chi dovrebbe servire il paesaggio?

Prioritariamente, il paesaggio è memoria.

Il paesaggio è il sedimento della storia, il deposito della cultura sia rurale che inurbata. In esso è trascritto e reso visibile il nostro passato, il passato della nostra civiltà. Esso è il fondamento della identità delle diverse comunità che hanno abitato i nostri stessi luoghi e ne hanno lasciato testimonianza del passaggio. Il grande valore del paesaggio, risiede nella sua insostituibile qualità di civiltà trascorse, è la materia vitale che alimenta il futuro. Il Paesaggio, saputo leggere, può dare le indicazioni per sviluppi successivi nel rispetto dei suoi equilibri ed essere ispiratore di attenti interventi per le generazioni future. Proprio ai nostri discendenti  bisogna rivolgere il nostro pensiero, a loro noi lo lasceremo questo bene irriproducibile - quando, quali ospiti che siamo, abbandoneremo questa terra –, proviamo a lasciarlo in buona salute. Credo si comprende come una società che vuole continuare ad esistere, deve custodire il paesaggio come una propria risorsa primaria.

 
A Scicli il paesaggio sempre più si tende a considerarlo come risorsa economica. Sempre più, nell’economia moderna, tendono ad accrescere il loro peso i settori legati alla produzione di “beni immateriali”. A Scicli i comparti legati alla ricreazione, al turismo assumono crescente rilievo. Si pianifica in funzione di quelle attrezzature sempre più invasive e spesso virulente. L’agire insaziabile progressivamente sta devastando la risorsa primaria motivo dello stesso progetto economico. Fondamentale deve essere l’agire per la conservazione del valore universale che rappresenta il paesaggio, come bene culturale nella pluralità degli interessi collettivi.

 

ph: P. Bellia


Tags: Il paesaggio come bene culturale , Pasquale Bellia ,

News letta: 2044 volte.

    - Pasquale Bellia - RagusaNews.com - 16:06 30/01/2010

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Commenti alla news: (9) Ordina commenti per:
valore culturale o valore venale?
L'agire che ha come scopo la tutela del paesaggio come bene culturale, difficilmente può sottostare agli inetressi economici.
Le scelte politiche hanno forte influenza nella determinazione delle procedure. La pianificazione deve anteporre, in ogni caso, al valore vernale le scelte della tutela ai fini della salvaguardia culturale dei luoghi e non essere adoperata per le finalità venali.
Postato da: P.B. il: 07/02/2010 22:59
di legale?... è rimasta solo l 'ORA
"La Repubblica ... tutela il paesaggio e il patrimonio stoirico e artistico della Nazione" (Costituzione, articolo 9). Per esperienza vissuta, mi sembra che in questo Paese è quasi impossibile fare applicare le leggi virtuose: è il caso del Codice del Paesaggio.
Gli Enti preposti alla salvaguardia e tutela, mi sembra ignorino le norme dettate dal Codice del Paesaggio. Può una sola voce - per quanto autorevole e anche istituzionalmente -  contrastare la dilagante illegalità mirante al profitto individuale? Non puo! Solidarietà di sicuro alla  voprintendente Greco - prof. Cartia - ma arginare quell'esondazione sarà difficoltoso, se non si mette in essere una nuova coscienza sul tema. Conoscenza e coscienza diffusa, oltre l'individualità pensando al bene comune.
Postato da: P. B. il: 04/02/2010 06:20
prof. Cartia - Se così fanno ...
FANNO BENE a tutta la comunità!
Postato da: il: 03/02/2010 22:05

... e allora i ragusani, tutti, difendano a spada tratta la soprintendente Vera Greco
Postato da: prof Cartia il: 03/02/2010 21:42
Bene comune
Possiamo privatizzare l'aria che respiriamo chiudendola in una bolla?
Possiamo privatizzare il mare recintandolo con un muro di mattoni?

Allo stesso modo il passaggio è un bene non privatizzabile, è un bene comune non alienabile dal suo intorno significativo di naturalità e colturalità.
L'ambiente agricolo e il suo paesaggio, non sono un'area dismessa. Non hanno necessità di riconversione nell'uso: sono il parco come bene collettico, il paesaggio del futuro delle genrazioni che verranno.
Lo abbiamo tradito, lo abbiamo violentato con la dispersione fuori legge di casupole e villette.
Postato da: P.B. il: 03/02/2010 18:37
il nostro paesaggio
La sensibilità alla salvaguardia del paesaggio è fatto recente nell’opinione pubblica e probabilmente lo è da quando ci si è resi conto dei danni arrecati al territorio. Intere regioni da belle sono semplicemente diventate brutte in nome di una crescita economica che ha prodotto risultati a volte anche notevoli, potendo sfruttare la risorsa territorio senza oneri né vincoli. Fabbriche, capannoni, piazzali, strade, disboscamenti, interramenti di spazi umidi, ecc sono stati costruiti e realizzati senza preoccuparsi troppo delle conseguenze. Terminato poi il ciclo economico che aveva reso utili quegli interventi ci si ritrova con ruderi ingombranti che è costosissimo demolire e che nel frattempo hanno alterato le caratteristiche del luogo. Passati gli anni ci si rende conto che una delle risorse più preziose anche dal punto di vista economico sarebbe proprio il paesaggio: il turismo chiede paesaggi integri e strutture di accoglienza adeguate, ma non solo il turismo: anche i residenti giustamente pretendono di vivere in spazi puliti e non inquinati. La concorrenza economica dei paesi emergenti sempre più dimostra che il futuro economico dell’Italia e dell’Europa sta nelle tecnologie più raffinate o nella specificità dell’arte e del paesaggio: sia questo il paesaggio dei castelli della Loira, delle rive del Reno, delle Alpi, della Costa Azzurra o della Sicilia. Ci sono ancora luoghi in Europa che hanno una capacità evocativa, un fascino universalmente riconosciuto che sarebbe da irresponsabili non valorizzare, non proteggere. Sarebbe come buttare le perle ai porci e accontentarsi di occupare uno degli ultimi posti di ogni classifica economica, culturale, sociale e turistica mentre si potrebbe ambire a posizioni invidiabili. Scicli, la Val di Noto, il paesaggio sciclitano, la costa, sono stati pesantemente segnati in questi ultimissimi decenni ma ancora rappresentano luoghi di grandissimo fascino e interesse. Sarebbe un vero peccato non lottare, non lavorare con costanza, con intelligenza, con sapienza per rendere questa terra sempre più bella, autentica, unica: se questa terra è tanto bella non lo si deve solo alla natura, anzi, forse questo è un elemento secondario, ma soprattutto a generazioni di uomini e donne, di contadini, di signori, di architetti, di preti, di maestri che per secoli e secoli hanno dissodato la terra, costruito muretti e case, chiese e palazzi e scritto libri e insegnato che ogni creatura ha in sé qualcosa di divino. Ecc ecc… Questo è il nostro paesaggio.
Postato da: sandro foresto il: 03/02/2010 16:44
Partito degli ABUSIVI? Tempi duri

Buone notizie - non per gli abusivi - da OplàNews (Osservatorio parlamentare legislazione ambiente, la Newsletter di Legambiente, 2 febbr. 2010).

Scampato pericolo - almeno per ora -  la maxisanatoria: non si farà. Gli emendamenti del Pdl (Saro e Nespolo) al decreto MILLEPROROGHE, sono stati giudicati inammissibili dalla Commissione affari costituzionali perchè " non omogenei alla materia del provvedimento". Volevano - il partito degli abusivi - allungare gli effetti dell'ultimo condono (2003) intervenendo sul codice dei beni culturali e del paesaggio. il c.d. Codice Urbani. Un colpo di gomma per cancellare i divieti che ora non ci sarà ....


Postato da: P.B. il: 02/02/2010 17:41
Soru e l'interesse pubblico
La Nuova Sardegna di oggi 1 febbraio, riporta nuove rivelazioni sulla questione Tuvixeddu.

"La Procura rivaluta le iniziative della Regione nella battaglia in difesa del colle punico di Tuvixeddu - Vincoli giustificati dai ritrovamenti di nuove tombe e dal Codice Urbani

CAGLIARI. Forse è una vittoria di Pirro, ma il contenuto della richiesta di archiviazione per l’inchiesta penale su Tuvixeddu firmata dal pm Daniele Caria riabilita l’azione della giunta Soru in difesa del colle punico e getta un’ombra sulle decisioni dei giudici amministrativi. "

Soru lavorava per la tutela del bene comune: cacciato!
Postato da: P.B. il: 01/02/2010 19:28
il paesaggio è memoria
Ho apprezzato molto questo suo intervento, così come molti altri.
Purtroppo non tutti comprendono il grande valore del paesaggio, e soprattutto cosa si intenda per paesaggio.

Grazie!
Postato da: d.d. il: 01/02/2010 00:28

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