La vela del vento. Mostra di Lino Bellia a Palazzolo
Palazzolo Acreide - Il mare del porto d’Archimede, era di un colore blu cobalto, perché profondo di un abisso sconosciuto.
Sentivo il sapore della salsedine spinta dal vento farsi viva sulla lingua e spuma del mare.
Sentivo i silenzi affettuosi di brezza nel mugghiare energico del vento. Vento impetuoso, che staccava il sale dall’acqua del mare. Che sollevava le onde in un pulviscolo di fitte goccioline, come una nebbia ottenebrante. Rendeva una voce larga, che da millenni trattiene i ricordi del tempo della gente del mare.
Le vele – dritte e fiere protese verso il cielo - lottavano vigorosamente, utilizzando la forza del soffio in energia per avanzare. L’albero si inclinava, scricchiolando le sue tensioni, piegando il leggero scafo e il contrappeso sporgente di chi amministrava le vele, impedendone il ribaltamento. Le vele si gonfiavano come panciuti aquiloni multicolori trattenute dalle scotte. Le barche solcavano l’acqua, altere ed eleganti. Il mare tremolante fiammeggiava di lingue di allegri colori poggiate su candidi scafi. La competizione era vivace, ma anche amichevole, nel cogliere gli aliti di vento. Un inno di gioiosità si intravedeva in ogni manovra, finalizzata alla bellezza e alla raffinatezza del gesto. Mentre il mare tempestoso ribolliva di energia in direzioni mutevoli e sosteneva le barche che in quel felice matrimonio, leggiadre oscillavano in sicurezza agitando le ali appuntite di stormo di farfalle verso il sole.
Il vento - con il suo carico di profumi e pensieri - graffiando il cielo, disegnava le sue traiettorie nella piega delle vele.
Le dilatava.
Le agitava.
Le strappava.
Le sventolava in una progressione d’azione energica e sempre felice.
Con lo sguardo rincorrevo la traccia del vento come un palloncino senza filo. Agitava le scintille di seta, petali vellutati poggiati sul mare e ne sfioravano la mutevolezza della superficie: impressionismo di spuma d’amore. Sciacquio di pensieri che si raggomitolano nel vortice d’acqua che si apre della chiglia tagliente. Galleggiano silenziosi quegli scafi, tra lo schiaffo dell’acqua e il tossire delle onde con le sue schiume.
Il vento - che appare trasparente, senza materia - riempie di vigoria il cielo, continua ad accarezzare di affollate dolcezze le tele tese delle vele, mentre ci si accorge del luogo magico e del suo adorabile acconsentire al nostro privilegiato percepire.
E. N.
Mostra di Pittura
di Lino Bellia
“Torna il Mare a Palazzolo”
8-23 agosto 2008
Ex Biblioteca, via Vittorio Emanuele
Palazzolo Acreide
Vernissage, 8 agosto ore 18
sala delle Aquile Verdi – Palazzolo Acreide
Nelle foto, "Barche in regata", pastelli su carta canson
Lino
Grazie, Lino. E' confortante saperti a Sampieri. Grazie, grazie grazie. Postato da: un "vecchio" amico il: 02/08/2009 06:36
Le vele e la poesia
La pittura è poesia, una forma di poesia diversa. La mano del pittore scrive attraverso i colori. Le parole perdono la loro connotazione caratteristica di vocali e consonanti per trasformarsi in luci ed ombre, in larghe pennellate e in certosine rifiniture.
Ogni opera, se ascoltata, racconta una storia. Storie di attese e di delusioni, di tormenti interiori, di desideri inappagati; storie di fughe mai realizzate, di voli mentali, di andate e ritorni. Le vele del maestro Bellia ondeggiano nel mare della vita; la tempesta le sbatte e squarcia, le tortura la pioggia, le corrode la salsedine, ma il legno è di ottima qualità e resiste alle intemperie.
Poi il mare si placa, torna il sereno e l’uomo, il pittore, il poeta siede e osserva: razionalizza le emozioni provocate dal pericolo, le metabolizza e con le mani le riproduce sulla carta, caricandole dei suoi affetti, sì che tutti possano esserne partecipi.