Palermo - Dimagrire, snellire, semplificare. Sono queste le parole d´ordine in casa Unicredit e per il Banco di Sicilia, la più grande azienda dell´Isola, è alle porte una nuova riorganizzazione con tagli alle strutture direzionali, trasferimenti e valzer di poltrone. Una riorganizzazione che, secondo i sindacati, porterà a circa 600 esuberi.
Ma l´amministratore delegato Alessandro Profumo è stato chiaro: «Occorre diminuire il costo del lavoro», ha detto incontrando i segretari nazionali dei confederali.
Al di là del progetto della banca unica, con cancellazione degli organi di gestione, al Banco è alle porte anche una diminuzione delle direzioni delle reti commerciali, delle direzioni territoriali, un taglio negli appalti esterni, il tutto con un riduzione notevole del costo del personale e altri 600 esuberi stimati dai sindacati. Esuberi che si sommano a quelli in corso di smaltimento dopo l´operazione di fusione tra piazza Cordusio e piazzale Ungheria. Esuberi che l´amministratore delegato Alessandro Profumo non ha escluso, parlando con i segretari nazionali dei sindacati, di poter risolvere attraverso «mobilità nel gruppo», cioè con trasferimenti. «L´obiettivo è quello di mantenere un forte radicamento nel territorio, riducendo i passaggi interni», ripete da tempo ai sindacati l´amministratore delegato del Banco, Roberto Bertola.
Unicredit punta ad asciugare ancora il Banco. Mercoledì prossimo è in programma un consiglio d´amministrazione di piazza Cordusio dove si discuterà di alcune operazioni di dimagrimento per il Bds. Partendo dalla riduzione delle direzioni commerciali. Attualmente sono tre: a Palermo, Catania e Ragusa. I manager Unicredit vogliono ridurle a una soltanto, al massimo due fondendo Ragusa e Catania. Altra scure si annuncia sulle direzioni territoriali: oggi sono 32, entro giugno dovrebbero essere ridotte a 11. «Ma ai nuovi direttori territoriali saranno dati poteri di gestione pari a un amministratore delegato di una banca di credito cooperativo, per cercare di rendere più veloci le scelte decisionali e poter competere proprio con le piccole banche che in Sicilia sono molto attive», dicono da piazzale Ungheria.
Tagli anche agli appalti esterni: la lavorazione di back office del Bds, attualmente fatta in gran parte dalla Setesi, sarà trasferita in Romania. La Setesi, 150 dipendenti a Palermo, ha già annunciato che non rinnoverà 20 contratti. Altra novità riguarda i prestiti alle imprese: molte attività saranno trasferite da Unicredit Corporate al retail del Bds, il che significa che anche le aziende fino a 50 milioni di euro di fatturato saranno gestite dalla rete commerciale, e si annunciano nuovi esuberi nelle sedi Corporate siciliane. Queste operazioni di snellimento si aggiungono al progetto della banca unica, che prevede la fusione completa tra Unicredit e il Bds. Per il 16 marzo Profumo ha convocato un consiglio d´amministrazione proprio per dare l´ultimo nulla osta al progetto.
Il Banco non avrà più alcun organo autonomo: sparirà il consiglio d´amministrazione, saranno cancellate la direzione generale (250 dipendenti) e la direzione del personale. In bilico anche il marchio stesso del Bds, che però per un periodo transitorio potrebbe rimanere sulle insegne delle filiali dopo che un sondaggio, commissionato da Unicredit a una società specializzata, ha messo nero su bianco come «i clienti abbiano ancora un legame forte con il marchio Bds». «Comunque non c´è nulla di definito, l´obiettivo è quello di avviare una semplificazione organizzativa e aumentare il già forte radicamento con il territorio e soprattutto avvicinare ulteriormente il cliente alla banca», dice l´amministratore delegato, Bertola.
Secondo Fabi e Fisac Cgil, la riorganizzazione del Banco di Sicilia sulla carta porterebbe a circa 600 esuberi, che si aggiungono a quelli del dopo fusione con Unicredit, con il risultato che «in tre anni il Banco ha perso oltre 2 mila unità lavorative». Unità che non verranno mai rimpiazzate con nuove assunzioni. Profumo avrebbe già detto ai sindacati nazionali che il primo obiettivo per il 2010 è quello di ridurre il costo del lavoro e che non esclude l´ipotesi di mobilità interne per far fronte a eventuali esuberi e, in caso di nuove assunzioni che non avverranno comunque quest´anno, potrebbero essere utilizzati i contratti «complementari»: il che significa che un neo assunto guadagnerà circa il 20 per cento in meno di quanto prevede il contratto d´apprendistato bancario.
Non hai poi così torto, ma non è giusto che a pagare siano sempre e solo i dipendenti!!!
A parte il fatto che in una ristrutturazione, per ridurre i costi devono mettersi sul piatto tutti i costi e non solo il personale dipendente.
Non si possono permettere di licenziare indiscriminatamente, se soprattutto si considera che i bilanci sono in positivo.
Si dovrebbe dichiarare lo stato di crisi e non mi pare che Unicredit si trovi in tale stato!
Poi ovviamente c'è anche da considerare che in ambito bancario è vietata la esternalizzazioni delle attività a società che non siano società appartenenti al "credito".
Quello che tentano oggi di fare TUTTE le banche è esternalizzare quanto più possibile e svuotarsi del personale.
Tutte pratiche ignobili, degne dei soggetti che stanno a capo di questi gruppi bancari, Unicredit e IntesaSanPaolo in testa!!! Postato da: GnaPpo il: 06/01/2010 12:24
Purtroppo, oggi paghiamo il conto di uno sfrenato clientelismo politico che ha riempito tutte le istituzioni di una miriade di dipendenti non necessari. vedi fino ad oggi il consorzio di bonifica, la provincia, lo stesso comune di scicli ha circa 60 unità negli uffici in esubero e di contro non esiste più la pianta organica delle manutenzioni, ecologia e giardinaggio, purtroppo tutto è stato fatto a discapito dei contribuenti che ci troviamo a pagare costi altissimi per servizi inefficienti. gli oneri finanziari che paghiamo alle banche sono i più onerosi a livello europeo, quindi il risultato è di razionalizzare la spesa per ridurre i costi. è una brutta cosa ma purtroppo è necessaria. Postato da: anch'io dipendente senza prospettiva il: 05/01/2010 11:59
Che vergogna!!!
E' sempre la stessa storia, ristrutturazione aziendale nella testa di questi super-manager equivale a dire interventi sul costo del personale!!!
E' una vergogna...andassero a tagliare tutto il resto prima delle persone che lavorano...vedi consulenze, benefit dei dirigenti...
Manca anche disciplina in materia a livello di governo, ci vuole un impegno per evitare che le aziende possano fare e disfare sulle spalle dei dipendenti!!!
Per fortuna in campo bancario i sindacati, sui quali si potrebbe dire di tutto e niente, dicono ancora la loro.
Ma quante aziende non sindacalizzate ristrutturano e i dipendenti si trovano per strada nel giro di niente... Postato da: GnaPpo il: 04/01/2010 17:33