Come al solito - si potrebbe affermare "con stile mafioso"?, ma no, non esageriamo - si attacca la persona prima che i fatti. Lasciamo che su questa bella News ciascuno si esprima liberamente, no?
I fatti che riguardano la tragica gaffe di Sciascia meritano approfondimenti che forse non sono stati del tutto effettuati. Interviste con varie personalità spiegano o cercano di spiegare ciò che accadde.
Non sembra, però, che il bravo scrittore - ché bravo scrittore era come un certo Camilleri potrebbe esserlo ora senza per questo essere promosso a conoscitore di mafia e fatti di mafia - si sia premurato più di tanto nell'illustrare il proprio punto di vista al fine di sgombrare il campo dalle furibonde illazioni.
Parve, semmai, pascervi dentro. E tanto potrebbe, in fin dei conti, bastare, persino nell'ipotesi che fossero stati altri a a confondere i testi e ammorbare gli animi. Certo, ora non è elegante sostenere queste tesi, ma forse rimane improprio fare il contrario.
Postato da: Giampi da Jungi il: 22/11/2008
il contesto dei rapporti mafia-politica nel 1987
SECONDO I PENTITI, A PALERMO FU ORGANIZZATA LA MIGRAZIONE DI PREFERENZE PER TUTELARE MEGLIO GLI IMPUTATI AL MAXIPROCESSO
il ricatto elettorale della mafia
Cosa Nostra nel 1987 puni' la DC, scelse PSI e PR. Pannella nega: fu il minimo storico dei radicali. l' intreccio comlesso del rapporto mafia politica uscito dalle dichiarazioni dei pentiti Mutolo Gaspare, Marchese Giuseppe, Messina Leonardo e Spatola Rosario
------------------------- PUBBLICATO ------------------------------ Secondo i pentiti, a Palermo fu organizzata la migrazione di preferenze per tutelare meglio gli imputati al maxiprocesso TITOLO: Il ricatto elettorale della mafia Cosa Nostra nel 1987 puni' la Dc, scelse Psi e radicali. Pannella nega: fu il minimo storico - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - PALERMO . I pentiti di Cosa Nostra squarciano il velo sul rapporto mafia.politica. Dalle dichiarazioni di Gaspare Mutolo, Giuseppe Marchese, Leonardo Messina e Rosario Spatola emerge un intreccio complesso, spesso contraddittorio. Ma si delineano con chiarezza i termini del "patto di scambio". La linea politica seguita da Cosa Nostra viene riassunta dai giudici in due parole: "mediazione e convivenza". "Era pacifico . e' scritto nell' ordinanza . che si dovesse sostenere elettoralmente la Dc, poiche' era considerato il partito che poteva dare le migliori garanzie per gli interessi dell' organizzazione". Ma questo feeling tra mafia e scudo crociato ha anche vissuto momenti di rottura, come nel caso delle elezioni politiche del 1987. Nell' aula bunker dell' Ucciardone si sta svolgendo il primo maxiprocesso. Tutte le iniziative per "sabotarlo" si sono rivelate inutili. I boss cominciano a innervosirsi, maturano la convinzione di essere stati "mollati" dalla Dc. Contemporaneamente il Partito radicale, guidato da Marco Pannella, sull' onda del caso Tortora lancia la campagna per una "giustizia giusta". Anche il Psi agita con Claudio Martelli la bandiera del garantismo e sollecita l' approvazione del nuovo codice di procedura penale, giudicato con favore da Cosa Nostra. Cosi' dalla Commissione parte un ordine diretto a tutti gli uomini d' onore, dentro e fuori l' Ucciardone: "Basta con la Dc, votiamo Psi". Gaspare Mutolo ricorda che la decisione gli fu comunicata in carcere personalmente da Giuseppe Leggio, parente di Toto' Riina. "Io stesso . dichiara il pentito . mi adoperai all' interno della cerchia dei miei conoscenti indirizzando nella direzione voluta una sessantina di voti". Il capolista del Psi nella circoscrizione della Sicilia Occidentale, Claudio Martelli, viene eletto con oltre 100 mila preferenze. Un successo che provoca le accuse di Leoluca Orlando sul voto "inquinato" e una rovente polemica. Anche con Pannella che ieri ha detto: "Fino a quando la ignobile stronzata di voti della mafia al Pr? Le cifre sono cifre. In quelle elezioni, a Palermo come a Trapani, noi riportammo i nostri minimi storici. Magari avessero votato noi, come in molte zone mafiosissime si e' votato oggi Orlando e la Rete". Dalle dichiarazioni dei pentiti non emerge alcun elemento che possa avvalorare l' ipotesi di collusioni. La scelta della mafia ha una duplice valenza: un "avvertimento" alla Dc e un' apertura di credito nei confronti del Psi. Fiducia mal ripagata. Dopo la nomina a ministro della Giustizia Claudio Martelli chiama con se' , alla direzione degli Affari Penali, Giovanni Falcone. Un segnale inequivocabile. E infatti subito dopo la fuga dall' ospedale del boss Vernengo e' il ministro della Giustizia a far tornare in carcere, per decreto, tutti i mafiosi agli arresti domiciliari. Ed e' ancora Martelli a disinnescare in Cassazione il "pericolo Carnevale", evitando l' annullamento del maxiprocesso. "Era diffuso il malcontento . racconta Leonardo Messina . nei confronti soprattutto dell' ala andreottiana della Dc e del gruppo craxiano del Psi, ai quali si rimproverava di essersi fatti prevaricare dalle altre correnti formate da personaggi emergenti, compreso il ministro della Giustizia Martelli". Il segnale del 1987 non era bastato, Cosa Nostra uccide Salvo Lima. Franco Nuccio
Nuccio Franco
Postato da: ergo sum il: 20/11/2008
In memoria
In una delle tante interviste rintracciabili su You tube Sciascia, a proposito di un saggio su Verga, cita Lawrence. "In Sicilia non esistono probabilmente vere persone colte perché, se esistessero, da tempo sarebbero già fuggite."
Sciascia fu un vero intellettuale. Per questo tante volte fuggì. Per questo, vinto dalla "sicilitudine", un male antico che ammorba le coscienze degli uomini in questa terra dove il mito e la storia si fusero, vi ritornò sempre.
Al Maestro, al siciliano vero, all'uomo che seppe interpretare, come nessun altro prima, il senso di un'appartenenza, il mio ricordo e il mio rimpianto; il rispetto e la nostalgia di un pensiero, il Suo, che si é rivelato nel tempo drammatica e puntuale profezia.
Postato da: Un Uomo libero. il: 20/11/2008
Le carognate postume
Egregio "Ergo sum", correttamente si è firmato omettendo di premettere al Suo nick il verbo latino "cogito", perchè probabilmente è ben conscio di aver postato il precedente intervento senza fare uso della Sua facoltà di pensiero. La invito a rileggere sulla querelle Sciascia/Borsellino l'intervista di Saverio Lodato al Giudice Paolo Borsellino. L'intervista reca il titolo "Noi, ex professionisti dell'antimafia" e fu pubblicata il 13 agosto 1991 sull'Unità. La troverà su qualunque motore di ricerca ed esercitanto le Sue capacità di lettura (e spero di discernimento) riuscirà forse meglio a comprendere i termini della questione. Postato da: Saint-Just il: 20/11/2008
In memoria di Paolo Borsellino. Il tributo mio.
Professionisti dell'antimafia?
Vent'anni dopo, una nuova polemica su una brutta polemica scatenata da Leonardo Sciascia. Con la solita esclusione dei fatti. Eccoli qui. Il testo di Sciascia.L'intervento di Nando dalla Chiesa
Chiedere scusa a Sciascia, come chiede Pierluigi Battista sulCorriere? Ma per che cosa? Innanzitutto i fatti, come sempre oscurati e dimenticati nelle polemiche giornalistiche italiane.
1. Leonardo Sciascia, scrittore siciliano che ha insegnato che cos'è la mafia a più generazioni, il 10 gennaio 1987 pubblica sulCorriereun lungo articolo titolato: "I professionisti dell'antimafia". Nella prima parte discute di un libro di Christopher Duggan sulla mafia durante il fascismo, sostenendo che che l'antimafia può raggiungere «un potere incontrastato e incontrastabile» e trasformarsi in uno «strumento di potere». Nella seconda parte dà concretezza a queste astratte riflessioni, portando due esempi. Quello del sindaco di Palermo Leoluca Orlando (senza farne il nome) e (con nome e cognome) quello di Paolo Borsellino, appena diventato procuratore di Marsala «per meriti antimafia». Sciascia era stato spinto a scrivere dal magistrato candidato procuratore che, benché avesse maturato un'anzianità maggiore, era stato sconfitto da Borsellino. La competenza e la professionalità avevano finalmente battuto, forse per la prima volta, le ragioni dell'anzianità.
2. Nessuna reazione all'intervento di Sciascia. Finché il Coordinamento antimafia di Palermo (300 iscritti) emette un duro comunicato che critica Sciascia, afferma che con quell'intervento lo scrittore si è messo ai margini della società civile e lo qualifica come un «quaquaraquà». Sciascia, scrive il Coordinamento, per una «certa affinità di cultura», ha nel suo cuore non Orlando, ma un sindaco come Vito Ciancimino, «che gestiva la cosa pubblica in nome e per conto della mafia».
3. A questo punto scoppia la polemica. Violentissima nei confronti del Coordinamento. Per difendere Sciascia si muove uno schieramento compatto e bipartisan di giornalisti, intellettuali, politici, di destra e di sinistra (fino a Rossana Rossanda sulManifesto). I toni sono da difesa della libertà d'espressione contro la dittatura della maggioranza, da battaglia contro il conformismo dell'antimafia. Ma in realtà gli intellettuali che cercano di capire le ragioni del Coordinamento si contano sulle dita di un paio di mani: Corrado Stajano, Nando dalla Chiesa, Eugenio Scalfari, Giampaolo Pansa, Stefano Rodotà, Franco Rositi. Sulla scia di Sciascia si muove anche tutta la palude siciliana e nazionale che coglie un'occasione ghiotta (e insperata) per attaccare i magistrati attivi contro Cosa nostra e i movimenti antimafia. A un congresso della Dc siciliana, accusata di connivenze con la mafia, il pubblico grida all'oratore: «Cita Sciascia, cita Sciascia!».
4. Il 2 gennaio 2006 Pierluigi Battista, a seguito di due precedenti articoli di Attilio Bolzoni suRepubblicae di Sandra Amurri sull'Unità, riprende la polemica e chiede a chi vent'anni fa criticò Sciascia di chiedere scusa allo scrittore. Interviene di rincalzo Piero Ostellino, che da direttore delCorrierevent'anni fa curò la regia giornalistica dell'intervento di Sciascia.
5. Reagisce, sull'Unità, Nando dalla Chiesa, che cerca di ristabilire i fatti: Sciascia non fece un generico intervento contro l'antimafia che può diventare strumento di potere (in astratto, può essere certamente vero); ma attaccò direttamente Paolo Borsellino, colpevole di aver fatto carriera per meriti antimafia. E per quali meriti si deve far carriera, in questo Paese? Per meritidimafia? La reazione del Coordinamento antimafia di Palermo fu certamente eccessiva e sbagliò i toni, ma il comunicato fu scritto di getto da un ragazzo di vent'anni, indignato per il fatto che, nella Palermo dove era normale morire di mafia, l'intellettuale simbolo se la prendesse con un magistrato come Borsellino, non con chi faceva carriera per meriti di mafia o di ossequio ai poteri. Chi ricorda, oggi, il clima tremendo di quegli anni in Sicilia, gli anni dei morti ammazzati per strada, gli anni del maxiprocesso a Cosa nostra, gli anni degli attacchi ai movimenti antimafia... IlGiornale di Siciliafinì per pubblicare gli elenchi degli iscritti al Coordinamento antimafia: un'intimidazione pesante.
6. Borsellino cinque anni dopo fu ucciso da Cosa nostra. Culmine della carriera di un professionista dell'antimafia. Davvero Sciascia si riconciliò con Borsellino, prima della strage di via D'Amelio? Di certo Borsellino tornò su quell'episodio nel suo ultimo discorso pubblico prima di morire, la sera del 25 giugno 1992 alla Biblioteca comunale di Palermo. Il magistrato parlò, quella sera, con un'intensità mai vista: parlò dei tempi brevi che doveva darsi, dell'amico Giovanni Falcone appena ucciso, del «giuda» che lo aveva tradito al Csm, dell'interminabile campagna di delegittimazione dei magistrati antimafia di Palermo: «Tutto cominciò con quell'articolo sui professionisti dell'antimafia», scandì, prima di ricevere dodici, interminabili minuti d'applausi, con cui i mille presenti, in piedi e con la pelle d'oca, vollero fargli sentire da vivo quel sostegno che Falcone non aveva potuto sentire. Qualcuno dei sostenitori di Sciascia ha mai chiesto scusa a Borsellino?(gianni barbacetto)
Postato da: ergo sum il: 20/11/2008
Silenzio e riflessione
Non c'è nulla da commentare. Spero che le parole di Leonardo Sciascia riescano a scuotere la coscienza dei lettori del forum.Se anche un solo lettore dovesse conoscere ed apprezzare per la prima volta il pensiero di questo nostro immenso conterraneo si perpetuerà il sogno di averlo ancora vivo tra di noi, incalzante sulle nostre coscienze, armato solo di quella austera sobrietà che non necessita di orpelli per abbattere alla radice le mistificazioni del potere. Postato da: Saint-Just il: 20/11/2008