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Un Uomo Libero
Scicli, Il vuoto e l'assenza
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Parlare di vuoto in Sicilia è come parlare di Dio. Fa scandalo. Non esiste il "vuoto". Neppure nel firmamento siciliano. Neppure nei luoghi comuni o nelle favole raccontate dagli Antichi. Da sempre la bella Trinacria ha sofferto di una solitudine che l'ha costretta a riconsiderare uomini, cose, opportunità alla luce di una storia che non è mai stata veramente sua. Lo ha fatto con molto orgoglio e tanto eroismo. Consapevole di una disfatta inevitabile. Bene narrò Verga nei Malavoglia. La rassegnazione necessaria, spontanea e ineludibile è penetrata, per un lento processo di assuefazione nei millenni, nel nostro DNA fino a diventarne parte inscindibile. Dalle antiche scorrerie greche e fenicie ai soprusi perpetrati da Verre; dai balzelli arabi ai dazi spagnoli; dalle ruberie garibaldine alle tasse sul macinato, alla leva obbligatoria; dallo sfruttamento baronale alle prepotenze di una piccola élite fascista e borghese, l'isola aveva sapientemente imparato a subire e a riciclarsi. Anche sotto il sole nero e bugiardo di un regime nato dall'evoluzione di un pensiero socialista che mai fu vero difensore del popolo. Ma il silenzioso contributo di sangue offerto a una Patria ingrata e insensibile durante guerre assurde e inutili non seppe redimerla da un'amara ed eterna subordinazione. Come invano tentò di redimerla l'epopea ultima ed eroica di un brigantaggio, fomentato, soffocato e tradito nei corridoi di Palazzo Cenci Bolognetti in Piazza del Gesù, la sede storica del limbo democristiano.

Il "vuoto" siciliano è una condizione surreale che trova nell'"assenza" la vera dimensione filosofica, la "extrema ratio" del nostro pensiero. Per dirla con Cicerone. Una risposta che non è una risposta. E' solo il frutto di un lento lasciarsi andare, la malinconica certezza che prima o poi il mondo cambierà perché qualcuno (che non sarà uno di noi) lo farà cambiare. E se non cambierà per l'azione di un uomo, cambierà per l'azione della natura o per la vendetta inesorabile di un dio. Per questo in Sicilia la polvere ha seppellito e seppellirà le pietre, i desideri e le ansie, i progetti, le parole, il grido di chi non ha voluto e non vuole ancora cedere a una morte spietata e lenta che non ammette resurrezioni o ritorni.

Ci meravigliamo dei monumenti, orma sbiadita di un importante deposito del passato, che si sfarinano sotto i nostri occhi inspiegabilmente impotenti e immobili. Ci lamentiamo che strutture ricreate o recuperate si deteriorino per un insensato intrigo burocratico per poi riconfermare puntualmente rappresentanti politici inetti, muti e ciechi che brillano appunto per la loro assenza. Piangiamo, incapaci, su ferite ancora sanguinanti senza saper trovare un rimedio, una cura.

Palazzo Miccichè, con la sua facciata tanto discussa, annega in una palude di parole nell'assenza di una seria e oculata decisione. Aspettiamo che il tempo risolva definitivamente il suo amletico destino. Un concorso dopo l'altro per esorcizzare un rimorso, per rammentare a noi stessi che fu un male necessario. Un colpo basso, in effetti, sferrato a un pensiero che si voleva spazzare a tutti i costi e di cui invece si affermò prepotentemente la validità e l'importanza con la suggestione della perdita e del ricordo.

Chiesa E Colle Di San Matteo, foto di Davide MilitelloIl Duomo, ieratico e solitario, scrigno di glorie e di memorie, custode geloso della nostra identità, aspetta da tempo la carità di una mano pietosa che finalmente lo consolidi e lo difenda dal vandalismo sacrilego e vile. Vuoto della presenza di Dio, testimonia l'assenza della pietà degli uomini.

Un vento di terra o di mare presto o tardi farà crollare le fragili e fatiscenti strutture della vecchia fornace Penna di Pisciotto diventata ormai un simbolo silenzioso e triste. Icona commovente di un Territorio abbandonato a se stesso, spogliato, depredato, imbruttito, ridotto a un'immensa e puzzolente latrina.

La città agonizza sotto la scure dell'ignoranza e del tornaconto personale. Invano s'interroga senza saper esprimere un pensiero, senza saper offrire allo straniero e al diverso una giusta lettura del presente.

Che ne sarà di queste ultime generazioni, di questi luoghi che in tanti abbiamo amato? Per un'apocalisse del cuore tramanderemo ai posteri solo rovine. Vale! 

 Un Uomo Libero

   


Tags: Scicli , un uomo libero , il vuoto e l'assenza ,

News letta: 135 volte.

    - Redazione - RagusaNews.com - 20:30 30/06/2009

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Commenti alla news: (11) Ordina commenti per:
Testimone unico

Egregio amico,

le pratiche per il trasferimento della Matrice dal Duomo di San Matteo alla chiesa del Collegio (già acquisita al patrimonio del regno dopo la cacciata dei gesuiti dall'Isola) furono iniziate nel 1874 dal sindaco dell'epoca  cav. don Ignazio Penna Nicolaci. Fu un baratto sacrilego e una iattura. Tutto il popolo si ribellò. Impotente, assisté alla sconsacrazione del Tempio e, dopo, alla demolizione del tetto.

Cominciò da quel gesto, a mio modesto avviso, la lenta e inarrestabile decadenza della città.

Restituire il Duomo agli sciclitani? Perché no? Potrebbe essere un'idea percorribile. Sì, è vero, nella città bassa tante chiese sono chiuse per mancanza di sacerdoti. Ma il Duomo non è una chiesa come tante altre. E' lo scrigno delle nostre memorie. Testimone unico, ieratico e silenzioso, di tutta la nostra storia. Anche quella moderna. Le vittorie del PCI erano annunciate, se la memoria non mi tradisce, dalla bandiera rossa sventolante dal suo campanile. Gli occhi della città guardano interrogativamente a Esso. Anche ora in questi momenti così bui.

La mia voleva essere solo una provocazione che ben però ha interpretato l'ottimo Sandro Foresto. San Matteo non può essere trasformato in un residence, o in un parador come molti conventi spagnoli. Non può diventare un museo. Non può essere la sede di un'accademia o di un auditorium. San Matteo deve solo ritornare a essere una chiesa, magari una chiesa dove in poche occasioni all'anno, particolari e storicamente documentate, si celebri (festa di santa  Lucia; 11 gennaio, anniversario del terremoto del 1693, oggi celebrato in san Michele; transito o giorno della beatificazione di san Guglielmo in san Matteo). Dopo deve restare aperto, come cuore della città vecchia e centro dell'istituendo parco, alla "venerazione" del pellegrino e del visitatore. Durante tutto l'anno, in special modo durante i mesi della stagione estiva. Tutto qua.  


Postato da: Un Uomo libero. il: 04/07/2009 17:13
L'abbadono
Quella chiesa fu abbandonata in tempi remoti, per motivi storici. Riportare la centralità della vita cittadina sul colle, anche con nuovi mezzi di collegamento, non credo sia nelle corde sensinile della città. Altra cosa è la valorizzazione anche se non roguarda la centralità. Bisogna notare pure che sono numerosissimi i luoghi di culto chiusi per abbandono.
Tuttavia credo che la proposta possa essere un primo elemento di discussione.
Credo che si possa osare di più e pensare più in grande!
Cordialmente
Postato da: Sergio Trovato il: 03/07/2009 19:53
veda,
se si risolvesse, una volta per tutte, il secolare problema di collegare la città antica alla città bassa (ascensore, funivia, ecc...), non credo ci sarebbero difficoltà oggettive e soggettive per riportare la "Matrice" nel suo sito storico e venerabile originario. Avrebbe una forte connotazione simbolica il restituire il Duomo alla sua comunità. Nel tempo questo monumento è veramente diventato l'mmagine tangibile della nostra anima, della nostra identità. Non saprei immaginare Scicli senza San Matteo. Da millenni vigila ieratico e muto sulla sua città e ne testimonia l'esistenza e la storia.

La comunità dei credenti, rappresentata dal suo pastore il Vescovo di Noto, sono sicuro apprezzerebbe il dono. Come fu già per la Cattedrale di Noto crollata e restituita. Ma anche, credo, la comunità dei non credenti. Questo importante monumento rappresenta tutti. L'architetto Portoghesi su questo punto, come già ho scritto, era assolutamente d'accordo.
Postato da: Un Uomo libero. il: 02/07/2009 14:46
esattamente questo
Delle proposte su come riempire questi vuoti a cominxiare da S.Matteo o altro.
Restituire al culto? Non sarebbe una cattiva idea! Perchè non coinvolgere la comunità dei cattolici credenti per verificarne la volontà?
Una discussione che non inizia con le solite doglianze, ma con delle proposte su cui magari polemizzare. Se poi le proposte diventano progetti, meglio ancora! Forse potremo lasciare un segno diverso dagli stereotipi, come li chiama Lei
Postato da: Sergio Trovato il: 02/07/2009 11:08
Ma, scusi,
cerchiamo di tenere i piedi saldamente ancorati a terra. Che cosa vorrebbe fare di San matteo lei, visto che vuole partire da questo monumento? Un albergo a cinque stelle, un museo, una scuola d'arte?
San Matteo "è" il Duomo della città. Null'altro che restituirlo al Signore come riporta una scritta sulla facciata. Lo fecero i nostri Padri. Dovremmo farlo anche noi.
Una volta mi trovai a polemizzare con Portoghesi. Aveva da poco completato i lavori della moschea di Roma. Guardando dal basso il Duomo non potè non darmi ragione. Ricordo ancora le sue parole.
Non capisco comunque che cosa voleva suscitare con il suo articolo se queste riflessioni le sembrano stereotipate e peregrine.
Postato da: Un Uomo libero. il: 01/07/2009 22:04
detentore di verità
Verità..... quello che si vede o quello che si vuole (non) vedere? Argomento alquanto pretenzioso. Ma il mio intervento voleva suscitare reazione, orgoglio nel volere cambiare a partire da questa "verità" che noi siciliani siamo fatalisti e piagnoni.
Noi siamo innazitutto quello che vogliamo essere, e non mi arrendo all'essere appunto fatalista e vittimista. Quando dico che questo modo di pensare e di relazionare annulla quanto i nostri padri sono stati capaci di realizzare. Certo, non tutto è da salvare. Ma il problema non sta lì. Il problema sta nel riuscire a dare una identità di popolo, fuori dai luoghi comuni. Continuare ad addebitare ad ogni singolo cittdino la sua incapacità al cambiamento, ritorna a ricalacare questi luoghi comuni.
Voglio essere propositivo, come qualche volta mi capita: S Matteo è uno dei simboli della nostra città, e come ho scritto un monumento al vuoto. Iniziare da questo monumento nel dare una impronta che possa fare diventare questo simbolo come la riscossa di una intera collettività? Un grande progetto che possa fare conoscere oltre che i monumenti, anche la nostra capacità di ideare ed agire. Ovvio che non ho la risposta e se l'avessi non la scriverei, perchè invece di discutere del rifacimento della facciata di un edificio si possa cominciare a discutere di come riempire di contenuti quelli che sono vuoti. magari strada facengo si possa trovare quel sentimento di orgolio che possa competere con i luoghi comuni
Postato da: Sergio Trovato il: 01/07/2009 18:00
Cara Arianna,

non si può dire che Scicli sia una città sporca. Forse non hai visto Roma, piena di cartacce di tutti i tipi e di cicche. E' questa l'unica cosa che condivido con il signor Silvio Berlusconi. Quando parlo di Scicli con i miei amici romani, ne sottolineo la pulizia delle strade.

E poi che il Sindaco abbia detto quella frase (e ci credo) ti sembrerà strano, ma me lo rende simpatico. Sempre meglio che sentire certi commenti melensi.


Postato da: romana il: 01/07/2009 16:23
Non posso che sottoscrivere quanto afferma un uomo

Non posso che sottoscrivere quanto afferma un uomo libero.

Quante volte l'amore per scicli si scontra con la necessità di indossare un equino paraocchi per nascondersi il senso
di abbandono che vi si respira.
Sono impressionata dalla ignoranza degli sciclitani nei confronti del loro patrimonio.
Sono turbata ogni qualvolta vedo il disprezzo per il bene comune.

Ricopio parte di un mio commento scritto a proposito della scuola Lipparini:

<<Teniamo presente che il buon gusto non è una caratteristica di tutti gli sciclitani:
basti pensare alle nuove costruzioni,
basti guardare cosa e come stanno costruendo all'entrata principale di Scicli:
una lunga serie di brutte case fotocopiate!
Non credo siano abusive: qualcuno avrà approvato il progetto!

Se si arriva a Scicli da Modica o da San Bartolomeo se ne ha un'immagine quasi commovente,
se vi si arriva da Jungi viene invece da piangere.

La facciata Lipparini non è la sola priorità,
sono molti altri gli obbrobi che andrebbero corretti.
Ma almeno bisognerebbe evitare di aggiungerne sempre di nuovi.

Altre sono le attenzioni che andrebbero prestate alla vostra bella città:
prima di tutto manutenzione dell'esistente, pulizia, cura del verde
(tanto per parlare di stupidaggini a costo zero: avete notato i vasi in plastica sfondati con piante rinsecchite
che sfoggiano i bar di piazza Italia davanti ai loro ingressi? avete notato che i cassonetti sono sempre aperti?
avete insegnato ai vostri figli che le cartacce non si buttano per terra? ...).

La bellezza di Scicli non dipende solo dalla scuola Lipparini ma dipende da ciascuno di noi.

Se le risorse sono poche, andrebbero investite in modo da ottenere il migliore risultato con il minimo investimento,
senza esaurirle per un singolo edificio.>>

Fra qualche giorno tornerò a Scicli.
Mi imbarazzerò vedendo l'erba che esce dai muri di palazzo Beneventano,
mi arrabbierò quando raccoglierò i vetri di bottiglia sulla spiaggia,
mi stupirò di quanti sono i fumatori che buttano cicche e pacchetto vuoto sulla strada,
mi indignerò vedendo le erbacce crescere ai lati delle strade,
mi tapperò il naso passando davanti ai cassonetti aperti,
non guarderò le porte di alluminio anodizzato e le tapparelle di plastica.

Perchè ci vengo, vi chiederete.
Torno perchè sono un'ottimista e spero che un giorno qualcosa cambierà e che le potenzialità di Scicli prima o poi esploderanno,
perchè mi piacciono le sfide e credo nel ravvedimento degli sciclitani,
perchè spero di incontrare almeno una volta un netturbino che pulisce una strada e un giardiniere che cura una pianta,
perchè spero che il prossimo sindaco che eleggerete non dica (a tre centimetri dal mio orecchio) che la festa del Gioia gli rompe le palle, menomale che dura un giorno.

Torno perchè mi piace la ricotta del massaro e il pesce che compro a Donnalucata,
perchè mi ricrio nella mia casetta di sassi che ho amorevolmente ritrutturato,
perchè mi piace il vostro mare senza albergoni sulla spiaggia,
perchè mi piacciono le famiglie che vanno in spiaggia la domenica con gli ombrelloni, i lettini, la caponata e i panini,
perchè mi sento a casa.

E' per questo che ci terrei tanto che Scicli desse anche un'immagine migliore di sè.

 


Postato da: Arianna (http://sciclialbum.splinder.com) il: 01/07/2009 15:35
POVERA SCICLI

Il tuo è il mio pensiero un giorno spero di fare qualcosa di buono per scicli se mai ne avrò la possiblità...ma ora come tanti vivo dove poco di bello c'è ma tutto funziona e quel poco viene valorizzato come fosse l'ro più caro del mondo il monumendo pù bello dell'universo la natura più pura al mondo......dove lo straniero ha sempre un punto di riferimento e non si senta mai abbandonato al suo destino...dove il turista è sempre ben accolto e coccolato come fosse un figlio da crescere.....

cmq complimenti...

chi non ci stà cerchi di adoperarsi al massimo per la comunità!


Postato da: forse cambierà! il: 30/06/2009 22:54
La coerenza

Nessun filosofeggiare. Nessun disfattismo. La verità, soltanto la verità. Non mi pare che la sua lettera sia particolarmente positiva e meno disfattista. Anzi alla sua domanda "che cosa lasceremo ai nostri figli?" lei ha già risposto in un modo estremamente drammatico: "il vuoto".

L'articolo vuole essere una riflessione amara, se così può anche sembrarle, su quella che è stata la nostra storia, il nostro ieri, scaturita dalle sue parole. Anch'io non intravedo "presenze" che possano fare sperare. Assenze tante. Colpevoli, ingiustificate, imperdonabili.


Postato da: Un Uomo libero. il: 30/06/2009 21:06
NON CI STO
Questo filosofeggiare su questa presunta indole siciliana al fatalismo e al vittimismo. Un luogo comune veicolato da una cultura disfattista che pretende di scrivere la storia secondo questo canone.
Il nostro territorio è stracolmo di testimonianze che raccontano la laboriosità, l'inventiva e, a tratti, un dinamismo invidiable sotto molti aspetti. Nascondersi dietro i luoghi comuni non aiuta a capire quali sono le dinamiche che hanno prodotto tutto questo patrimonio.
Non parlo solo dei monumenti, ma parlo anche della serricoltura, per esempio. Ma non voglio neache cadere nel luogo comune opposto che vuole a tutti i costi annoverare la sicilianità come eccezionale e irripetibile. Credo che fuori da questi luoghi comuni possa nascere un'altra sicilianità, capace di essere artefice del proprio destino, che sappia riconoscersi come un'entità che non sia solo la sommatoria di accanite individualità
Postato da: Sergio Trovato il: 30/06/2009 19:30

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