Socrathe. La vita è un pendolo che oscilla tra il dolore e la noia, ridiamo
Il carteggio di due amanti della filosofia tra i commenti ad un articolo banale e satirico, che parlava d’elefanti e di circo, di sorrisi e fantasia, qui, su Sciclinews. Ho messo insieme i commenti come fossero immagini, seguendo un disordine inguaribilmente logico. Il risultato? Leggete, poi mi direte. – Socrathe -
Walt Whitman e Santhippe, per voi
Di cosa ride l'Uomo? Ride forse di sè? Ride dell'altro? Ride. Ride della sua condizione, una condizione di mediocrità e di infelicità cronica, una condizione di costante illusione, di costante speranza. Ride. Ride del passato, ride del futuro, potrebbe essere immortale, potrebbe essere superiore alla melma, si ride anche di questo, si ride di Dio, si ride della Morte, si ride. Ride dell'impossibilità di elevarsi, ride delle sue stesse effimere illusioni, ride delle passate certezze, ride. Ridiamo dunque, perchè se non ridiamo cominciamo a pensare, e il mondo non ci vuole nè tristi nè pensanti, ci vuole belli e sorridenti, ridiamo. Ridiamo. In poche parole: la tragedia dell'uomo, animale superiore, pensante, intelligente. C'è in queste considerazioni la Sehnsucht del romanticismo tedesco, c'è Platone, c'è il Leopardi del Canto notturno, c'è l'uomo sospeso tra il bruco e la farfalla di Pico della Mirandola.. potrei andare avanti per ore perchè questa è la disperazione dell'uomo fin dalla notte dei tempi: il desiderio di attingere l'Assoluto e il vedersi una piccola cosa debole e inerme e la consapevolezza che il suo desiderio di felicità è perennemente deluso. E allora? Allora ridiamo.. non la risata grassa, superficiale, sgangherata di chi poco si eleva dalla bestia ma il sorriso amaro di chi possiede l'humanitas, l'insieme di tutte quelle qualità che rendono l'uomo degno di essere considerato 'umano'. L'uomo non è un animale superiore, lo crede soltanto. E il suo destino non differisce da quello di tutti gli altri esseri della biosfera. Ma l’uomo è solo. Soli si nasce e si muore soli. La vita passa a cercare il 'tu', come dice il poeta, la rotta maglia che ci stringe, per uscire fuori dalla rete che ci avvolge e ci separa. Ci illudiamo di averla trovata, di poter toccare con la mano l'altro, di condividere un tratto di vita, ma tutto si rivela una illusione e ritorniamo nella rete del nostro isolamento, della nostra desolazione. Tutto sommato.. c'è poco da ridere. Tutto è illusione, la vita è bella a tratti, ci sono degli istanti, degli attimi fuggevoli in cui ci pare di poter toccare con mano la felicità, ma è sempre un miraggio. La vita si premura subito di farci pagare il conto, a volte anche salato, di quel nulla che ci ha dato in comodato d'uso: nessun maggior dolore che ricordarsi del tempo felice nella miseria... La mia vita è un pendolo che oscilla tra la fugace speranza e la disillusione: vorrei farti vedere il mondo attraverso i miei occhi, anche solo per un istante. Solo l'irrazionalismo, l'abbandono all'istinto e al sentimento ci può salvare.. mettiamo a tacere la ragione, nostra acerrima nemica ma non voglio vedere il mondo con gli occhi di nessuno. Bastano i miei occhi per guardare trattenere riversare nel cuore quel poco di bello e di dolce che la vita ci dà. La vita è un pendolo che oscilla tra il dolore e la noia. La speranza è fugace. Ridiamo.
L'articolo è tra i più ricercati alla voce Schopenhauer su google. è altresì al primo posto al tag filosofia, Schopenhauer,la vita, sulla piattaforma wordpress. L'articolo tra quelli pubblicati su Scicli.wordpress.com è il più letto. Complimenti ai due autori Walt W. e Santhippe. Postato da: Socrathe il: 07/04/2009 23:42
Arthur...
Chi non merita di vedere la tua anima non può riuscire a capirla. (per fortuna, aggiungerei)
Postato da: WW il: 24/05/2008 16:31
Mostrare la propria anima a pochissimi "eletti" "Il giustificato sprezzo degli uomini ci porta a rifugiarsi nella solitudine. Ma il deserto di questa a lungo andare dà angoscia nel cuore. Per sfuggire al suo peso, dunque, bisogna portarsela in società. Bisogna cioè imparare ad essere soli anche in compagnia, a non comunicare agli altri tutto ciò che si pensa, a non prendere alla lettera quello che dicono, al contrario, ad aspettarsi molto poco da loro, sia moralmente che intellettualmente."
Postato da: -A. Schopenhauer il: 23/05/2008 10:20
una giostra di emozioni
20, 21 Marzo - Solo poche ore tra il presente e il passato, eppure un fossato invalicabile tra l’io di ieri sera e l’io di stanotte e stamattina: una piccola rivoluzione scuote la mia anima, la mia fragile coscienza, il mio pseudo personaggio. “Non sono io! È solo un prodotto della mente, un travestimento di carnevale, io sono altro o, peggio, non sono niente!”. Terremoti di proporzioni incommensurabili. Durerà poco. A questo subentra rapidamente la paura di morire, l’ineluttabilità della morte, alla paura di non vivere, di non vivere con l’intensità sperata. Una paura che produce la volontà di fare rumore, la volontà di lasciare una traccia visibile, una riga leggibile sulla sabbia, un messaggio in una bottiglia lasciato in un oceano di indifferenza, poco importa, approderà. Da tempo non sono più il narratore della mia vita, il mio regista mi ha spodestato da quel trono, mi ha spinto con forza nelle vesti di attore e non è molto bello… l’ultima volta avevo circa 4 anni.
Puntata #2, oggi, 21-22 marzo. I giorni passano e la mente si ribella al regime dell’apatia, creativa-mente, Walt è una pellicola impressionabile. Walt non è solo, fortunatamente. Grazie.
Walt Whitman
Postato da: WW il: 22/05/2008 16:41
Lo specchio
" Non essere così triste e pensieroso, ricorda che la vita è come uno specchio : ti sorride se la guardi sorridendo " ( Jim Morrison ) Postato da: Ulisse il: 20/05/2008 16:33
"Chi vuol esser lieto sia...
...del domani non c'è certezza!" Il Magnifico Lorenzo la sapeva lunga.... Da quando ho capito che la vita è breve, che tutto passa e che certi eventi, come la storia ci insegna, sono ciclici, riesco a vivere meglio a sorridere di più, a far sorridere gli altri. Non è sempre facile, no; i giorni non sono tutti uguali, l'umore oscilla come un pendolo impazzito...ma ogni tanto mi fermo e guardo il cielo. Adoro osservare le nuvole: mi danno la misura della vastità dell'universo, mi suggeriscono la dinamicità degli elementi naturali, ridimensionano le mie ansie... Bisognerebbe insegnare a tutti un minimo di ottimismo, a scuola, fin da piccoli. Avete ragione voi: ridiamo, non può che farci bene. Postato da: Dasvidanija il: 19/05/2008 21:38
Il contrappasso del riso
Si narra che Schopenhauer avesse fatto della serietà, del rigore e dell'austerità morale la cifra comportamentale della sua pensosa e cerebrale esistenza. Poco ridanciano, nè tantomeno futile o faceto, pare che l'austero filosofo fosse persona con cui non era facile intrattanere rapporti che non potessero definirsi contrastati o burrascosi. Eppure la leggenda narra del "contrappasso del riso" che colpì le spoglie mortali dell'immortale filosofo. Il teutonico pensatore, arrivato a tarda età, per ovviare alle difficoltà di masticazione e cedendo alle lusinghe dell'estetica, si era dotato di una dentiera. La leggenda vuole che poco dopo la morte di Schopenhauer il rigor mortis abbia provocato un irrigidimento dei tessuti provocando l'espulsione della protesi dentaria dal cavo orale. Questo evento stampò sulla bocca del defunto Schopenhauer una sorta di ghigno, di smorfia sorridente.Tanto serio nella vita quanto sorridente nella morte. Cordialità tutte. Postato da: Saint-Just il: 18/05/2008 20:46
L'Arca di Noè
Il buon Franco Battiato, per bocca di pazza ikea m'ha buttato giù dalla torre per ben tre volte salvo risparmiarmi in extremis... in qualità di incapace.
A un caro Uomo Libero: forse la linea di demarcazione (come tutte le linee di demarcazione) non esiste, è una mera invenzione delle pulci terrestri, una delle tante tabelline con le quali gli amati e odiati insetti riescono a non annegare...
A Saint-Just: un suo intervento invece sarebbe gradito, le pulci sono use arricchirsi a vicenda, ci racconti la sua prospettiva, il suo punto di vista, il suo percorso.
A Santhippe: non leggo il tuo nome tra quelli dei membri onorari, tu incarni la Musa di questo circolo arcadico… propongo di cambiare nome al giornale: non più ScicliNews ma.. “Il Caffè” ..no meglio di no, prevedo già la degenerazione ne “Il Baretto”…
Non avevo ancora ringraziato qui l’amico Socrathe per questo ammiccantissimo collage, l’ho fatto a casa sua, nella splendida Discarica dei Benpensanti, grazie…
Postato da: Walt Whitman il: 18/05/2008 20:19
Il riso, il pianto e la malinconia.
Ero su un treno che mi portava a Saragozza, seduto nel posto che mi era stato assegnato. Accanto a me, dall’altro lato, si accomodarono due signori, un uomo e una donna. Quando il treno cominciò ad andare, i due iniziarono a discutere su fatti personali. Mi immersi nella lettura di un periodico per rispettare la loro intimità. Alla fine del viaggio non potei fare a meno di guardarli. Mi sembrò che la donna ridesse mentre l’uomo la incalzava con le sue parole. No. Quella donna non rideva. Quella donna piangeva. Abbassai lo sguardo per rispettare le sue lacrime. Mi venne alla mente questo momento quando lessi i commenti al riso. A volte si ride fino “alle lacrime”, amiamo dire di una situazione estremamente paradossale e comica. Ma dove sta, appunto, quella sottile linea di demarcazione tra il riso e il pianto? Tra la gioia e la malinconia? Tra la certezza e il dubbio?
Nella vita di un uomo non c’è nulla che mi aiuti a trovarla. Io avevo visto con occhi miei una scena che non corrispondeva alla realtà. Eppure, ci avrei giurato, quella donna rideva. Cesare Pavese scriveva in un momento disperato del suo esistere: “Verrà la morte e avrà i tuoi occhi”. Dava così un’interpretazione struggente, attraverso il proprio intimo sentire, del suo amore triste e malinconico. Tentativo disperato disprofondare, in silenzio, nell’abisso di una passione dove l’anima si perde ed il corpo si arrende, si auto sopprime. Forse il riso ci accompagnerà come un ghigno nell’ultimo momento della fine: consapevolezza della vita breve. Lo stupore, cioè, di chi guarda la bellezza, la vita, allontanarsi da lui come fu per Auschenbach al lido di Venezia, come l’uomo dal fiore in bocca nell’immortale racconto di Pirandello.
Postato da: Un uomo libero. il: 18/05/2008 19:43
LaSocietà dei Pugni
Propongo la fondazione di un Circolo degli Eletti, una nuova Accademia dei Pugni.
Come membri onorari...il moderatore, Socrathe, Unuomolibero., WaltWhitman, Saint-Just e...Accidia.
Postato da: Santhippe il: 18/05/2008 17:25
Lettura e censura
Caro Moderatore, mi vedo costretto a prendere atto di come abbia provveduto, in prossimità delle scadenze elettorali, ad innalzare il livello di filtraggio dei post. Fare ironia su qualche personaggio mi pare un peccato abbastanza veniale, evidentemente il Suo filtraggio è bipartisan.Buon lavoro. Postato da: Saint-Just il: 18/05/2008 16:45
Lettura e silenzio
Non è mia intenzione intervenire nel dibattito.Voglio solo invitarvi alle lettura de "Il mondo come volontà e rappresentazione". E' quello il monumento del pensiero schopenaueriano, spendete qualche euro dei vostri risparmi ed immergetevi nella pregnanza del sentire filosofico.Vale più di tutte le campagne elettorali che tanto vi (ci) appassionano. Cordialità tutte. Postato da: Saint-Just il: 18/05/2008 16:18
la torre di franco
Giù dalla torre
butterei tutti quanti gli artisti
perché le trombe del giudizio suoneranno
per tutti quelli che credono in quello che fanno.
Per gli spartani
una volta era uguale
buttavano giù da una rupe
quelli che venivano male.
Giù dalla torre
butterei tutti quanti i teatranti
e nostra signora dei turchi
specchio delle mie brame,
chi è fra noi il più bravo del reame.
E salverei
chi non ha voglia di far niente
e non sa fare niente
chi non ha voglia di far niente.
Giù dalla torre
butterei tutti quanti i registi
gli attori e gli elettrodomestici
per la vigilia della distruzione.
Ritorneranno dinosauri antidiluviani
una razza di super-rettili
che si mangerà scialalalalalà.
I presentatori
specie quelli creativi
che giocano ai quiz elettronici
si mangerà chi fa ma non sa quel che fa.
Si salverà
chi non ha voglia di far niente
e non sa fare niente
che non ha voglia di far niente.
Postato da: pazza ikea il: 18/05/2008 15:57
Sembra evidente come il punto, pazza ikea, non sia la carta da parati ma il salotto con tutto il palazzo compreso di fondamenta… non è un dialogo escatologico! Non ho a cuore il problema del destino di queste insignificanti pulci terrestri… il punto è: riusciranno queste pulci a vivere cogliendo ogni sincero bagliore di vita, ignorando specchietti per le allodole, evitando i classici distributori automatici di serenità/felicità? Siamo ancora disposti a vivere una vita mediocre, di cartone oppure vogliamo una vita cosciente e consapevole della propria essenza?
Ps: hai mai provato a voltarti verso la platea, al circo, a teatro, al cinema?
Postato da: W.Whitman il: 18/05/2008 14:31
piove sempre sul bagnato
Il detto in questione calza a pennello, anche a proposito di felicità/infelicità.
Laddove c'è felicità essa si autoriproduce.
L'infelicità è come la polvere negli angoli. Ricresce sempre.
Postato da: redsin il: 18/05/2008 12:38
per una rottura escatologica
bah, il problema escatologico degli intellettuali da salotto è sempre la carta da parati del salotto.preferisco uscire, andare al circo e farmi due risate "arricriate". fatelo anche voi! Postato da: pazza ikea il: 18/05/2008 02:12